I cosiddetti grassi trans sono grassi idrogenati di cui la margarina è il principale rappresentante.
Sono oli vegetali che subiscono il processo di idrogenazione ossia una reazione chimica attraverso la quale uno o più legami multipli di carbonio vengono ridotti a legami semplici per addizione di atomi di idrogeno.
Di solito si usa idrogeno gassoso che agisce sull’olio vegetale da idrogenare in presenza di catalizzatori; il tutto avviene a temperature e pressioni abbastanza elevate.
Sono composti industriali di sintesi, messi a punto all’inizio del secolo scorso e oggi largamente utilizzati dall’industria alimentare per motivi principalmente economici:
Li troviamo in biscotti, pasticceria, brioche, focacce, crostate, torte, patatine in sacchetto, snacks, cracker, grissini, creme spalmabili, dessert, budini, mousse, dolci, merendine, farciture per primi e secondi piatti, dolci farciti (per esempio panettoni farciti, cioccolatini farciti ecc.), gelati, margarina, preparati per cioccolate, paste sfoglie, semifreddi. Ecc.
I grassi trans o idrogenati e la margarina sono da anni sul banco degli imputati, considerati dei veri killer. Provocano diversi effetti collaterali sul nostro organismo:
- Abbassano il colesterolo buono HDL e alzano quello cattivo LDL;
- Aumentano il rischio cardiovascolare;
- Limitano la crescita del feto nelle mamme in gravidanza con conseguente basso peso del bambino alla nascita;
- Aumentano i livelli di insulina in risposta a un carico glicemico;
- Alterano la permeabilità e la fluidità delle membrane cellulari;
- Interferiscono con il metabolismo degli acidi grassi essenziali omega-3;
- Incrementano la produzione di radicali liberi.
Sono utilizzati dall’industria alimentare per motivi puramente economici e danno agli alimenti caratteristiche diverse rispetto a quelli non trattati:
- costano meno dei grassi di qualità, come il burro;
- irrancidiscono molto lentamente e consentono quindi una durata maggiore dei prodotti;
- hanno un punto di fusione più elevato rispetto ai grassi vegetali di partenza, quindi possono sostituire efficacemente il burro.
Uno studio condotto dalla rivista Human Reproduction ha lanciato l’ennesima accusa contro i grassi idrogenati. E’ l’ennesima prova a favore del consumo degli omega-3.
Lo studio ha messo in evidenza per la prima volta il legame fra dieta ed endometriosi, una malattia femminile cronica e complessa che colpisce circa il 10% delle donne.
Lo studio ha scoperto che l’endometriosi è più probabile nelle donne che nella dieta assumono molti grassi trans ma si può prevenire assumendo regolarmente omega-3.
Per la prima volta, presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston, i medici avrebbero individuato un fattore di rischio che potrebbe aiutare le donne a prevenire l’ endometriosi.
Una ricerca su oltre 70.000 donne durata 12 anni, dal 1989 al 2001, attraverso questionari ripetuti ogni 4 anni, ha dimostrato tra le altre cose che non è importante la quantità di grassi che si assumono ma la qualità.
1.200 donne si sono ammalate di endometriosi.
Chi tra le donne messe sotto controllo consumava regolarmente pesce: tonno, salmone, sgombro ecc. o assumeva omega 3 attraverso integratori, ha visto ridursi del 22% il rischio di endometriosi.
Le donne che consumavano pesce raramente e assumevano abitualmente grassi vegetali idrogenati attraverso fritti, margarina, crackers ecc. invece hanno visto crescere del 48% le probabilità di ricevere la diagnosi.
Un affettuoso saluto.
Adalberto Garippa.






