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Come il cibo può diventare la medicina per curare corpo, mente e spirito

Alimentazione e spiritualità

Alimentazione e spiritualità

Se è vero che tutti gli esseri umani hanno la necessità di nutrirsi regolarmente per poter sopravvivere, non è così scontato che tutti gli uomini siano consapevoli dell’effetto che gli alimenti hanno sul piano fisico, psichico e coscienziale.

Sono infatti poche le persone che con cura scelgono il cibo tenendo conto della propria costituzione psico-fisica, ma acnche della capacità dei cibi di influenzare la nostra coscienza.

La scienza della nutrizione in occidente ha fatto passi importanti in questi ultimi cinquant’anni, e alcune di queste scoperte sono oggi bagaglio culturale di una parte della popolazione. Poco si sa ancora su quelli che sono gli effetti che gli alimenti hanno sulle nostre emozioni e sulla nostra coscienza.

Per comprendere approfonditamente questi aspetti possiamo avvalerci della millenaraia conoscenza dell’Ayurveda, il più antico corpus di conoscenza medica conosciuto dall’umanità, e dello yoga, la millenaria scienza della reintegrazione della coscienza individuale con quella cosmica.

L’ayurveda si prefigge di prevenire il disagio psico-fisico, rafforzare la vitalità nell’organismo, accrescere la durata della vita e sviluppare nell’individuo la consapevolezza della propria identià spirituale.

L’Ayurveda è costituita da otto branche di conoscenza tra cui la pediatria, l’ostetricia, la ginecologia, la dermatologia, la chirurgia (anche quella estetica), l’oftamologia, la tossicologia e l’otorinolaringoiatria.

Nella Caraka e nella Sushruta Samhita troviamo indicazioni molto precise ed approfondite su come  preservare la vita nel corpo e come accresce le potenzialità psico-fisiche dell’individuo utizzando il cibo come una medicina.

Il fine dell’Ayurveda non è quello di combattere la malattia, bensi sviluppare un crescente benessere sul piano fisico, psichico e coscienziale. Sono questi infatti i tre piani che caratterizzano l’essere umano e ogni altra creatura dell’universo, dai mammiferi agli esseri votali, dalle piante agli esseri acquatici, dagli insetti fino ai minerali.

Si può parlare di medicina olistica solo quando si vede l’essere umano come un esssere bio-spico-spirituale e si opera per favorie un equilibrio crescente tra ognuno di questi piani.

L’ayurveda fonda le sue radici nel sistema teoretico del samkhya, il quale spiega attraverso una dettagliata e progressiva enumerazione, gli elementi costitutivi del cosmo così come quelli dell’essere umano. Infatti gli elementi dell’universo fenomenico sono gli stessi presenti nel nostro corpo fisico, gli atomi degli alimenti che ingeriamo diventano parte della struttura atomica del nostro organismo.

Caraka e Sushruta, due tra le più importanti figure della storia dell’ayurveda vissute tra il VII e il VI sec. a.C., affermano nei loro trattati: “Una determinata dieta o un farmaco specifico non sarannoefficaci se vengono assunti di malavoglia dall’individuo… Saranno efficaci solo quando la persona avrà la sensazione che prendendoli sarà in grado di mantenere la propria salute abituale o di liberarsi dalla malattia di cui soffre”.

Non solo il cibo influenza la salute del corpo, ma la nostra attitudine quando lo cosumiamo, il tempo, il luogo e le persone con cui ci associamo quando lo consumiamo, tutti questi fattori determinano il risultato finale: benessere, profondo appagamento, gioia e gratitudine oppure irritazione, agitazione, insensibilità, confusione e malattia.

Tra questi due poli opposti possiamo trovare infinite sfumature e possibilità di esiti diversi.

Per lo yogi realizzato (colui che ricerca in ogni cosa che fa la comunione con Dio, colui che ricerca la connessione tra le parti e il tutto) il cibo è brahman, ovvero spirito.

Vedere il cibo come spirito o come materia è questione di coscienza: il samkhya spiega infatti che gli esseri viventi (purusha) e gli elementi costitutivi dell’universo (prakriti) hanno la stessa origine nel Parampurusha, l’Essere Supremo.

Quindi materia e spirito hanno la stessa comune origine divina.

La trasformazione del cibo da materia in spirito dipende dalla coscienza dell’osservatore. Come spiega la fisica dei quanti, l’osservatore modifica la realtà semplicemente osservandola in quanto ne è parte attiva. Quindi l’universo come realtà interattiva, in cui la nostra coscienza gioca un ruolo decisivo in tutto quel che facciamo, anche in quello che mangiamo.

Dr. Fabio Manfredi (Docente del Centro Studi Bhaktivedanta)

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